Graft
In inglese politico significa corruzione e appropriazione di valore attraverso il potere pubblico.
Lo stipendio del Presidente degli Stati Uniti è fissato per legge a 400.000 dollari l’anno. Nel 2025 Donald Trump ha dichiarato 57 milioni di dollari di reddito dalla sola World Liberty Financial, la società cripto della sua famiglia. È il punto di partenza, non la conclusione.
Un’indagine del New York Times mette a fuoco la tesi secondo cui la Casa Bianca ha smesso di essere soltanto un ufficio politico e funziona come un moltiplicatore patrimoniale. La vecchia discussione sui conflitti d’interesse “in astratto” lascia il posto a un meccanismo contemporaneo con nome e tecnologia, la criptofinanza, usata come canale rapido per trasformare influenza in denaro.
La parola che il Times sceglie è graft. In inglese politico significa corruzione e appropriazione di valore attraverso il potere pubblico, spesso senza bustarella. Basta che un attore privato paghi per guadagnare accesso, favore regolatorio, protezione. Anne Applebaum spiega che basta comprare un asset collegato alla famiglia del Presidente e lasciare che il prezzo o le commissioni facciano il resto.
Da fenomeno culturale a fenomeno miliardario
Una memecoin è una criptovaluta nata come fenomeno culturale, senza prodotto né utilità reale. Serve una storia, un simbolo, una community. La questione politica però sta nell’asimmetria. Chi crea il token controlla una quota iniziale enorme, decide tempi e modalità di vendita, incassa commissioni, e può trarre profitto anche quando il prezzo crolla.
Timeline e numeri raccontano il meccanismo meglio di qualsiasi teoria. La memecoin $TRUMP, lanciata due giorni prima dell’insediamento, ha toccato una capitalizzazione di 27 miliardi di dollari prima di crollare del 90%. I creatori del token hanno incassato oltre 320 milioni di dollari in commissioni. I top wallet hanno realizzato profitti per 5,2 miliardi. Nel frattempo, 590.000 piccoli investitori hanno perso collettivamente quasi 4 miliardi. Il pubblico sopporta la volatilità, l’emittente monetizza l’evento politico.
La timeline
I fatti, in ordine.
Novembre 2024. Justin Sun, miliardario cinese fondatore di Tron, investe 30 milioni di dollari in World Liberty Financial. Sun è sotto indagine del Dipartimento di Giustizia dal 2021. Nel 2023 la SEC lo ha citato in giudizio per frode, manipolazione di mercato e vendita di titoli non registrati. Secondo il Wall Street Journal, più della metà di tutte le attività cripto illecite passa dalla blockchain Tron.
Gennaio 2025. Sun porta l’investimento a 75 milioni. Secondo la struttura finanziaria di World Liberty (nota a piè di pagina), il 75% dei proventi delle vendite di token va alla famiglia Trump come commissione. Tradotto: circa 56 milioni di dollari dai soli acquisti di Sun finiscono nelle tasche presidenziali.
17 gennaio 2025. Due giorni prima dell’insediamento, Trump lancia la memecoin $TRUMP. Picco di capitalizzazione: 27 miliardi di dollari. Le società collegate alla famiglia controllano l’80% dell’offerta.
20 gennaio 2025. Trump si insedia. Gary Gensler, presidente della SEC che aveva avviato decine di cause contro società cripto, lascia l’incarico.
21 gennaio 2025. La SEC lancia la task force “Crypto 2.0”, guidata da Hester Peirce, nota come “Crypto Mom” per le sue posizioni favorevoli al settore.
23 gennaio 2025. Trump firma l’ordine esecutivo “Strengthening American Leadership in Digital Financial Technology”. Lo stesso giorno, la SEC revoca la SAB 121, la norma contabile che obbligava le banche a registrare le cripto dei clienti come passività, introducendo la SAB 122.
26 febbraio 2025. La SEC chiede la sospensione del caso contro Justin Sun, citando “l’interesse pubblico” e la possibilità di una “risoluzione”. Un mese prima, Sun aveva portato a 75 milioni il suo investimento nelle società Trump. La Commissione banche del Senato ha sollevato pesanti accuse di “pay-to-play” (pagare per ottenere favori).
22 maggio 2025. Trump ospita i 220 maggiori detentori della sua memecoin al golf club di Potomac Falls, in Virginia. Justin Sun è primo in classifica con 18,5 milioni di dollari in token. Riceve un orologio Trump Tourbillon da 100.000 dollari e un ricevimento privato con il Presidente. Sun viene nominato advisor di World Liberty Financial.
7 gennaio 2026. WLFI chiede una licenza bancaria federale all’Office of the Comptroller of the Currency, agenzia sotto l’autorità diretta del Presidente.
I numeri della catena
Secondo Chainalysis, i creatori della memecoin $TRUMP hanno incassato oltre 320 milioni di dollari in commissioni. I top wallet hanno realizzato profitti per 5,2 miliardi. Nel frattempo, 590.000 piccoli investitori hanno perso collettivamente quasi 4 miliardi. Il prezzo è crollato del 90% dal picco.
Come scrive Rolling Stone1, Trump ha dichiarato 57,3 milioni di dollari di reddito da World Liberty Financial nel 2025. Stime recenti indicano che la famiglia ha generato circa 390 milioni dalla vendita di token WLFI.
Il Guardian ha ricostruito l’intreccio. Nuovi prodotti finanziari associati all’universo Trump, iniziative cripto collegate a Truth Social e Trump Media, gestione patrimoniale tramite trust “revocabile” invece che blind trust. Il decisore e il beneficiario restano la stessa persona.
Todd Phillips, accademico esperto di regolazione finanziaria della Georgia State University, in un paper dell’11 agosto 2025 definisce “chilling dynamic” la situazione in cui il Presidente o la sua famiglia gestiscono imprese soggette alla regolazione della stessa amministrazione presidenziale.
Sun investe decine di milioni nelle società Trump. Trump si insedia e nomina i vertici di SEC, CFTC, OCC, FinCEN. La SEC sospende il caso contro Sun. Sun diventa il maggiore investitore pubblico delle cripto presidenziali e advisor della società di famiglia. La stessa società chiede ora una licenza bancaria all’agenzia controllata dal Presidente.
Non serve dimostrare un accordo esplicito. Basta la sequenza.
Le reazioni
Anthony Scaramucci, ex direttore della comunicazione della Casa Bianca e oggi investitore cripto, ha definito il lancio della memecoin “Idi Amin level corruption”.
Il senatore democratico Jeff Merkley ha protestato fuori dal golf club durante la cena. Il repubblicano French Hill, che guida i negoziati sul GENIUS Act per regolare le stablecoin, ha ammesso che “l’attività della famiglia Trump nel settore delle memecoin rende più complicato il mio lavoro al Congresso”.
I Democratici della Camera hanno inviato una lettera alla SEC chiedendo spiegazioni sulla sospensione del caso Sun, definendola un segnale che “le leggi sui titoli vengono applicate in modo selettivo, e che chi ha sufficiente influenza politica può evitare di rendere conto”.
John Reed Stark, ex capo dell’Office of Internet Enforcement della SEC, ha scritto su LinkedIn: “La rapida demolizione del programma di controllo delle criptocritografie della SEC continua.”
Il meccanismo
La questione dei conflitti d’interesse presidenziali esiste da decenni. La differenza del 2025 sta nel mezzo.
Immobiliare, club privati, licensing deals hanno tempi lunghi, tracce materiali, intermediari tradizionali. La cripto è più veloce, più globale, più sfuggente e permette trasferimenti di valore che somigliano a investimenti. E offre una contabilità morale ambigua. “Non mi stai pagando, stai comprando un asset.” La stessa frase che un lobbista userebbe per difendere una cena di lavoro.
Il Federal Election Campaign Act vieta contributi stranieri alle campagne presidenziali. Le memecoin aggirano il divieto. Sun, cittadino cinese con indagini penali pendenti, siede al tavolo del Presidente avendo comprato un asset. Nessuna legge elettorale violata, nessun limite di spesa, nessuna lista pubblica degli invitati.
Secondo un’analisi di Bloomberg, 19 dei 25 maggiori detentori della memecoin sono quasi certamente stranieri. Più della metà dei 220 invitati alla cena risulta collegata a exchange esteri inaccessibili ai cittadini americani.
Puja Ohlhaver, avvocata affiliata all’Harvard Allen Lab for Democracy Renovation, aveva spiegato in un paper che: “I sistemi basati su token aprono un canale per ricevere benefici finanziari da avversari stranieri e per anteporre i propri interessi personali, a danno collettivo degli americani.”
Perché la cripto in Europa è diversa
La cornice europea è più rigida, ma potrebbe non aver abbastanza peso.
In Italia “conflitto di interessi” è storia antica e spesso rassegnata. La legge 215 del 2004 stabilisce che chi ricopre cariche di Governo deve curare esclusivamente l’interesse pubblico. Il problema pratico è noto. Tra proprietà, controllo indiretto, trust familiari, l’area grigia si allarga e la sanzione politica tende a sostituire quella istituzionale.
La cripto rende quella zona grigia più grande per definizione. Basta l’aspettativa di favore. La corruzione moderna lavora su incentivi, non su ordini scritti.
L’Europa ha un vantaggio relativo. MiCA ha introdotto obblighi per emittenti e fornitori di servizi cripto. AMLA, l’Autorità europea antiriciclaggio, supervisionerà soggetti ad alto rischio con attenzione al perimetro cripto. Passi importanti, insufficienti se un leader politico trasforma il proprio nome in un prodotto finanziario globale. MiCA disciplina mercati. La sovrapposizione tra potere e rendita resta una questione politica.
La domanda
Della cena di Trump non esiste nessuna lista ufficiale degli ospiti. Nessun giornalista è stato ammesso. L’acquisto del token diventa una donazione opaca e globalizzata: un oligarca, un fondo, un intermediario straniero possono comprare accesso al Presidente senza fotografarsi con un assegno in mano. Il denaro si traveste da speculazione.
Il New York Times ha scelto graft per descrivere quello che sta accadendo. Anne Applebaum, sull’Atlantic, spiega la variante 2025.
Il punto dell’indagine del Times non sta nel contare quanto denaro sia entrato nelle tasche presidenziali. Sta nel fatto che il sistema ha smesso di proteggersi. Le barriere tra interesse pubblico e interesse privato risultano porose dove servirebbero rigide.
La domanda diventa politica. Quale democrazia può reggere quando il vertice dell’Esecutivo ha un incentivo economico diretto a rendere più amichevole un settore che richiede vigilanza, trasparenza e repressione delle frodi?
Non ha senso chiedersi se Trump guadagna con le cripto. È ovvio che guadagna. La domanda è cosa ottiene chi paga, e perché il caso di frode contro il maggiore investitore nelle società presidenziali è stato sospeso un mese dopo che quell’investitore ha versato 75 milioni di dollari.
Se la risposta è “coincidenza”, la coincidenza ha un prezzo: la credibilità delle istituzioni che dovrebbero separare interesse pubblico e interesse privato.
Se la risposta è invece il solito “ci pensa il mercato”, il mercato ha già risposto. 590.000 piccoli investitori hanno perso 4 miliardi. I creatori hanno incassato 320 milioni. Il prezzo può scendere del 90%, la rendita di posizione resta in piedi.
Graft. Oggi quella parola è una diagnosi istituzionale.
Prima di salutarci, un paio di cose che mi riguardano: qui per acquistare il mio libro, e qui nel caso volessi propormi una presentazione.
Grazie e alla prossima!
Giacomo
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